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Counseling2018-12-03T23:07:51+00:00
Krishna

Counseling Relazione Spirituale

La riconnessione dell’individuo con la sua natura più profonda

Il Counseling Relazione Spirituale (ed in particolare quello di ispirazione bhaktivedanta) ha lo scopo di favorire la connessione interiore e la riconnessione dell’individuo con la sua natura più profonda, il Sé. Questa prospettiva rende più efficace la relazione d’aiuto e consente di innescare un processo virtuoso di trasformazione profonda.

I valori, come le emozioni e i sentimenti, rappresentano una parte delle funzioni psichiche e, tanto più i valori sono autentici, veri e realizzati tanto più l’individuo troverà quell’equilibrio psichico necessario per vivere in armonia con se stesso e gli altri.

Il Counseling Relazione Spirituale si pone come obiettivo imprescindibile quello di favorire la ricerca interiore del cliente che lo porterà all’unione con i valori autentici e profondi che egli possiede ontologicamente. Questo permette all’individuo di prendere in mano le redini della propria esistenza, trasformando e modificando lo stile di vita che genera in lui sofferenza. Il Counselor Relazione Spirituale aiuta il Cliente ad orientarsi nei valori, a riconoscere quelli falsi che generano tormento.

Il Counselor Bhaktivedantico

Il Counselor Relazione Spirituale Bhaktivedantico[1] si basa su l’etica del Dharma, che si rifà a valori assoluti. Aiutare il cliente a prendere coscienza che certi valori che abbiamo sono relativi, è ciò a cui aspira ogni Counselor Bhaktivedantico. Spesso le persone cercano il piacere (preya) e non ciò che è bene (shreya). Il piacere ha una durata breve.

La persona pensa di aver raggiunto la felicità, ma è soltanto illusione: seguendo il piacere a breve l’individuo si ritroverà con le stesse problematiche di prima; scegliendo invece il bene, da principio l’individuo farà più fatica a raggiungere ciò che desidera, ma noterà che lo sforzo gli è valso il vero benessere, quello duraturo: felicità, serenità, beatitudine, ciò che l’effimero godimento non può concedere. Chi tra essi sceglie il bene ha fortuna; perde il suo scopo chi preferisce il piacere. (Katha Upanishad).

L’obiettivo del Counselor

L’obiettivo del Counselor Relazionale Bhaktivedantico è quello di aiutare la persona a far emergere in lei i valori più profondi, quelli autentici e veri. Il processo emozionale comprende alcune fasi. Spesso il cliente si trova in una situazione nella quale non riconosce nemmeno l’emozione, poiché questa è coperta da schemi e da difese. In questa fase il cliente non riesce a sentire l’emozione perché questa lo fa soffrire.

La fase successiva è il riconoscimento dell’emozione, poi l’accettazione. Riconosciuta l’emozione, va vissuta e gestita, impedendo che si nasconda ancora dietro a maschere. Dopo, arriva l’osservazione che ci permette poi di trasformare l’emozione. Da qui possiamo arrivare al distacco emotivo vero e proprio. Una pratica importante che offre ottimi risultati è la meditazione. Essa ci permette di arrivare alla nostra parte nascosta.

Le emozioni emerse durante la meditazione sono facilmente armonizzabili perché riaffiorano in maniera dolce e protetta. In questo caso la persona può arrivare a comprendere la sua natura più intima, quella vera e riscoprire chi è veramente. Individuando la parte ontologica, la persona potrà scoprire meglio quali sono i suoi valori veri e puri.

[1] Bhakti: tutto ciò che è collegato all’Amore, quello incondizionato, all’empatia, alla compassione, dall’ispirazione e dalla motivazione. È la capacità di essere centrati sull’altro. Vedanta: tutto ciò che è collegato all’escatologia, alla conoscenza, all’ontologia. Ciò permette al Counselor di arrivare alla connessione empatica e all’apertura empatica del cliente. Grazie a ciò si giungerà all’ispirazione del cliente e all’elaborazione e trasformazione dell’emozione bloccante.

Il Corso di Counseling del Centro Studi Bhaktivedanta è riconosciuto dalla Libera Università del Counseling. Il percorso formativo risponde ai più qualificati canoni di certificazione italiani ed internazionali in materia di Counseling.

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Nella vita ogni insegnamento e apprendimento ci permettono di migliorare e certi cambiamenti sono serviti per continuare il cammino verso la consapevolezza.

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Il nostro scopo nella vita è diventare la migliore versione di noi stessi.

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Domande frequenti

Colma ogni dubbio e informati sull’attività di un Counselor

A differenza del Counseling tradizionale che opera solo sull’ambito personale e individuale, tralasciando quello spirituale, il Counselor con approccio Bhaktivedanta sa che chi ha di fronte non è solo un corpo e una mente: è molto di più. Il nostro Essere, il soggetto è il nostro spirito, l’Atman. Tutto il resto, molto importante sono solo strumenti. Purtroppo a causa dei condizionamenti e dei blocchi che abbiamo, il soggetto sembra non apparire, ma basta scavare ed ascoltare le persone che ci accorgiamo subito della loro carica e della loro forza interiore, che loro stessi non conoscono e riconoscono. Il Counselor ha il compito di portare a galla queste risorse interiori, la volontà, il desiderio di cambiare e tutto ciò che di bello l’essere umano possiede. Ognuno di noi sa cosa vuole veramente, perché siamo esseri SatCitAnanda e in fondo al cuore, ognuno di noi sa che desidera vivere in beatitudine e felice. Saper rispettare la vera Identità della persona è tra le priorità del Counselor che deve riuscire a scorgere le potenzialità del cliente, facendo sì che lui/lei le riesca a riconoscere. Tutto questo senza giudizi; solo la valutazione è importante, soprattutto per sapere che si ha di fronte, cogliendo ogni singolo messaggio che la persona spesso cela dietro a parole o comportamenti che indurrebbero in errore se non si fosse pronti a cogliere il giusto segnale.

Riassumendo le abilità del Counselor sono: saper gestire il silenzio; identificare i punti di forza; consapevolezza della comunicazione non verbale in se e negli altri; incoraggiare le persone a parlare (non costringerle); identificare e focalizzarsi sui sentimenti; formulare domande aperte; identificare le discrepanze; ripetere parole chiave; riassumere e parafrasare; identificare gli impedimenti; monitorare i progressi e porsi obiettivi.

Intanto il giudizio. Come dicevo prima nessuno ha il diritto di giudicare, tanto meno un professionista che lavora con esseri umani. Ognuno di noi agisce per come può e dà il meglio di se stesso che in quel momento può offrire. L’ego è un altro nemico del Counselor. Bisogna essere predisposti con il cuore non solo con la mente e tanto meno con chi vuole essere il padrone incontrastato, appunto l’ego che non ci permette di avere una lucida visuale della situazione. Bisogna essere compassionevoli, umili ed empatici, queste sono le caratteristiche principali del Counselor con approccio Bhaktivedanta. Gli altri ostacoli sono: la soggettività, la deformazione professionale, l’uso del troppo raziocinio, le variabili esterne come il contesto, il tempo, gli status, i ruoli, l’età ed eventuali reazioni affettive. Importante per il Counselor è stare al di fuori della sfera emozionale del cliente, ben comprendendola.

Le valutazioni e percezioni giungono dall’ego e dai nostri samskara e da tutto ciò che noi sentiamo. Provengono dai nostri desideri e dai nostri bisogni e non da quelli della persona che stiamo ascoltando. Offrire senza pretendere che l’altro accolga. Donare senza desiderare in cambio nulla, questo è il vero concedersi agli altri. Il silenzio è lo strumento migliore per comprendere se stessi e tutti coloro che ci circondano. Per poter accogliere l’altro dobbiamo fare spazio nel cuore. La parola “Vac” è creativa, divina, ha un potere intrinseco: ascoltare ci arricchisce e permette all’altro di scoprire le proprie risorse e i propri talenti. Se passiamo in modalità critica, giudicando gli eventi, tutto questo non sarà possibile e la persona si chiuderà in se stessa. La fiducia è il fondamento sul quale si basano le relazioni ed è alimentata dall’empatia, dalla comprensione e dall’umiltà. Naturalmente è necessario che il Counselor sia libero da schemi, da identificazioni e da preoccupazioni. Se esistono bisogna lasciar andare ciò che comprometterebbe l’ascolto. Senza l’auto-ascolto si arriverebbe a deduzioni soggettive derivanti dai nostri condizionamenti; se invece siamo centrati su noi stessi e sull’altro, potremo davvero comprendere le necessità del cliente. Poiché la parola ha estremo potere, bisogna anche sapersi rivolgere alle persone in modo consapevole. Evitare termini come: sempre, mai, ogni volta, spesso, raramente, perché sono limitanti. Essi provocano un atteggiamento di difesa e non di apertura. Dire: “Sei sempre in ritardo”, può creare una difensiva. L’altro potrebbe pensare e rispondere: “Non è vero che sono sempre in ritardo…oggi per esempio sono arrivato in anticipo!”. Quindi mai generalizzare, ma offrire all’altro la possibilità di ripensare alle sue azioni e di rivedere un suo comportamento. Quindi un giusto dialogo sarebbe potuto essere: “Ho notato che in questa settimana sei arrivato quattro volte in ritardo. Come mai?”. L’altro non si sentirà giudicato e quindi il dialogo sarà aperto e si potranno evitare incomprensioni e rapporti sterili.

I bisogni sono la causa delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. È giusto avere dei bisogni da soddisfare poiché questi ci permettono di sopravvivere, di crescere, di essere felici e di realizzarci spiritualmente. Abbiamo sempre dei bisogni da soddisfare sia che siamo consapevoli o inconsapevoli della loro esistenza. L’importante è realizzarli seguendo le regole etiche e morali, agendo nel Dharma. Solo così potremo evolvere. I mezzi necessari per raggiugere i nostri obiettivi si chiamano strategie e spesso vengono confuse con i bisogni stessi. Ecco perché è fondamentale eseguire la pratica dell’auto-connessione; solo così andremo in contatto con le nostre emozioni e quindi i nostri bisogni. È assolutamente importante saper identificare le nostre necessità; ecco perché è essenziale ascoltarsi. Se ci assale un’emozione negativa e comprendiamo che arriva da un bisogno non realizzato, possiamo accettare l’emozione, comprenderla e trasformarla; agiremo per soddisfare quel bisogno, così da evitare sentimenti negativi che impediscono l’evoluzione.

Le emozioni principali, secondo Paul Ekman sono: felicità, paura, tristezza, rabbia, disgusto, disprezzo e sorpresa. Esse vengono scatenate da diversi eventi, ricordi, interazioni e pensieri. Le emozioni mettono anche in atto meccanismi che ci aiutano a gestire dei traumi. Spesso però il cliente non esprime verbalmente le sue emozioni, a volte perché non le riconosce, altre volte per difendersi. Può accadere anche che il cliente decida di esprimersi, affermando verbalmente altre emozioni, evitando di soffermarsi sulle proprie, quelle reali. Così se dovessimo solo ascoltare, verremmo fuorviati da ciò che ci viene detto. È importante leggere quindi il non verbale. La mente, come dice la parola stessa ci inganna, finge, il corpo invece è l’espressione esatta e lo specchio delle nostre emozioni. Identificate le emozioni, possiamo aiutare il cliente a focalizzarsi su di esse per riconoscerle e armonizzarle.

La meditazione può essere considerata una scienza, una scienza antica, utilizzata dai grandi asceti e santi della storia. Nella cultura vedica i rishi (yogi) potevano restare in “assorbimento” per anni, con il risultato che essi sono stato il ricettacolo d’importanti rivelazioni, scritture sacre che ancora oggi sono lette e studiate come le più antiche scritture di tutti i tempi. Queste “rivelazioni”, come le Upanishad, la stessa Bhagavadgītā sono il risultato di meditazioni, di unione con il Divino che ha permesso oltre alla liberazione, Moksha, anche alla comprensione della Realtà ultima. Anche oggi è una tecnica molto usata anche il termine “meditazione” è stato un po’ mistificato. Come a molte altre parole si è dato, a quest’ultima, un significato così particolare, che la sola parola fa venire in mente persone sedute, che ripetono suoni, dei quali, per altro, non conosciamo il vero significato. Si pensa che la meditazione possa essere una facoltà di pochi eletti, di chi sia elevato spiritualmente, mentre essa è alla portata di tutti e ognuno di noi se volesse, potrebbe farne uso quotidiano. La meditazione prolungata attiva l’area pre-frontale sinistra della corteccia cerebrale, aumentando le sensazioni di benessere e diminuendo ansia e stress. Nel momento di massima concentrazione, il cervello produce una grande quantità di onde gamma; questo porta a cambiamenti permanenti come l’ispessimento delle aree del cervello legate all’attenzione e alla concentrazione (che si trovano nell’area destra della corteccia cerebrale). Grazie all’aumento dei neuroni nelle aree del cervello legate all’attenzione, le persone che meditano, corrono meno rischi di ammalarsi di demenza senile. Sul piano emozionale e comportamentale si assiste a una stabilizzazione dell’umore e a uno stato di benessere psico-fisico. Anche dal punto di vista medico, la meditazione potenzia il sistema immunitario proprio perché riduce ansia e stress. Tutto questo è stato provato grazie a protocolli sperimentali effettuati su persone in fase meditativa. Infatti, importanti risultati giungono appunto dagli studi elettroencefalografici (EEG) che confermano le scoperte fatte in campo meditativo. Queste modificazioni psichiche sono da considerarsi costanti nel tempo, quindi i miglioramenti non sono a breve durata ma, a lungo termine.

La meditazione serve per conoscerci meglio, per entrare in contatto con la nostra parte più elevata, quella che ci collega all’Uno. È un passaggio indispensabile per comprendere meglio chi veramente siamo. Secondo la tradizione, Dhyana, la meditazione, è un processo attraverso il quale si passa da un’esperienza meramente sensoriale, e intellettuale a un’esperienza mistica. La meditazione ci aiuta a centrarci, a conoscere meglio noi stessi, poiché durante questa fase si arriva al nostro inconscio, con amore e comprensione. Si possono quindi armonizzare certi samskara che sono causa di alcune tendenze che ci costringono ad agire con coazione a ripetere. Ci troviamo spesso a reagire invece che agire e certi atteggiamenti, non riusciamo a modificarli proprio perché siamo in balia delle onde psichiche che non si placano se non attuando e mettendo in pratica la meditazione. Entrare nella fase meditativa ci aiuta a placare la mente, che con le sue vritti ci agita e ci impedisce di vivere serenamente. Con la meditazione si riesce a sganciare il pensiero dai condizionamenti. Quando riconosciamo il pensiero disturbante lo possiamo trasformare nella nostra risorsa. La meditazione ci permette di portare le nostre potenzialità all’attuazione.

Comprendendo meglio noi stessi, riusciamo a capire quale sia il nostro scopo. Conoscerci meglio ci aiuta a fare le giuste scelte in ogni ambito: relazionale, lavorativo.

Il Dharma, per dirlo come Dante, è ciò che muove il sole e le stelle; è quell’insieme di leggi cosmiche che regola il microcosmo e il macrocosmo. Seguire il Dharma significa comportarsi in maniera etica e in armonia con Creato-Creature e Creatore. Yama e Nyama sono le astensioni e le prescrizioni che ognuno di noi deve mettere in pratica per arrivare allo step della meditazione.

Yama: regole etiche e morali universali, astensioni che limitano i comportamenti dannosi e distruttivi per noi stessi e per le nostre relazioni con gli altri. Eccoli:

Nonviolenza (Ahimsa),

Sincerità (Satya),

Onestà (Asteya),

Continenza sessuale (Brahmacharya),

Non avidità nel possedere (Aparigraha).

Nyama: sono virtù e comportamenti positivi legati allo stile di vita del singolo individuo, da coltivare per migliorare sé stessi e vivere in armonia con il prossimo:

Pulizia (Saucha),

Accontentarsi (Santosha),

Austerità (Tapas),

Studio e conoscenza di sé (Svadhiyaya),

Abbandono a Dio (Ishvarapranidana).

Nutrirsi di esseri viventi, essere mendaci, appropriarsi di cose e persone, e comportarsi in maniera da ferire noi stessi e gli altri, non ci permette di vivere seguendo le regole del Dharma. Non potremo mai arrivare alla fase di meditazione se siamo adharmia. Per arrivare alla vera meditazione che ci condurrà alla liberazione, come esseri senzienti abbiamo il diritto e il dovere di vivere nell’armonia cosmica, rispettando noi stessi e gli altri. Agendo in maniera adharmia la nostra esistenza sarà un inferno: pensieri, emozioni, sentimenti e sogni diventeranno solo incubi. In uno stato così confusionale, determinato dal non corretto comportamento, sorgeranno sensi e complessi di colpa che ci impediranno anche di avere una corretta respirazione. Mancando le basi e i presupposti per la concentrazione, sarà impossibile arrivare alla meditazione. È importante quindi essere sereni e questo ce lo può permettere un comportamento caratterizzato da: compassione, empatia, umiltà e rigorosa coerenza.

Dhyana, la meditazione, nello Yoga è la settima fase. Per accedere a essa quindi il cammino non è semplice ma possibile. Non sono determinanti gli eventi di per se, ma il modo in cui noi ci rapportiamo ad essi. Così non pretendiamo di poter arrivare subito a Dhyana; ci possiamo però provare e con un po’ di volontà tutti potremmo raggiungere questa importante fase. La meditazione non è esclusiva di religiosi, asceti, yogi; tutti possiamo utilizzarla perché tutti ne traggono beneficio. Bisogna pur sempre iniziare dalla base. Così il primo step da fare è “Yama”, ossia ciò che dovremmo evitare di fare; seconda fase è “Nyama”, quello che dovremmo fare; la terza è la postura, “Asana”; la quarta è la respirazione, “Pranayama”. Essa è vita, è la cerniera che connette l’inconscio al nostro Sé. È l’energia che ci sostiene e ci accompagna finché non abbandoniamo il nostro corpo fisico; “Pratihara” è il ritiro dei sensi; “Dharana”, concentrazione, fase importantissima per arrivare finalmente a “Dhyana”.

Per arrivare a Dhyana è possibile utilizzare la visualizzazione. La mente non discerne realtà e immagine, quindi se vogliamo e desideriamo un cambiamento, immagini appropriate, che diano emozioni positive, sono necessarie per avere cambiamenti nella nostra esistenza. Le immagini che riusciamo a proiettare saranno ciò che si manifesterà nella nostra esistenza. Ecco l’importanza della visualizzazione meditativa.

Per i bambini è facile proporre la meditazione. Si potrebbe fare con le favole e i miti, giacché sono molto apprezzati, questo perché colpiscono la mente in maniera indelebile e catturano subito la loro attenzione. Per i bambini è facile immaginare e visualizzare perché lo fanno di loro spontanea volontà. I bambini vivono in un mondo di fantasia molto più vicina all’Uno, perché ancora liberi dai condizionamenti che però purtroppo non tardano ad apprendere dal mondo degli adulti. Loro sanno di essere immortali, liberi e infiniti ma poi l’educazione sbagliata li porta nello sconfinato mondo delle paure. Ecco perché un’educazione sana e degli educatori non sprovveduti sono importanti più dell’alimentazione stessa. Per gli adolescenti, vista la loro situazione di crescita, sarebbe opportuno aiutarli con attività che possano valorizzare la loro esistenza, aiutarli nel trovare, scoprire e approfondire le loro tendenze. Azioni utili per loro stessi e per la società, potrebbero aiutare il giovane a crescere sereno, senza ribellioni e atteggiamenti sbagliati che potrebbero influenzare negativamente il loro sensibile stato adolescenziale.

Ognuno di noi ha una Prakriti fisica determinata dalle caratteristiche strutturali del proprio corpo e una Prakriti mentale data dalle qualità della mente e del cuore. Prakriti è composta dalle tre qualità fondamentali (i Guna): Sattva, Rajas e Tamas, rispettivamente le qualità di luce, energia e materia. Grazie all’interazione di queste tre qualità, Prakriti ha intelligenza, vita e capacità di produrre forme materiali. È la loro interazione che offre le differenziazioni a livello individuale. In base alla percentuale delle tre influenze che insieme interagiscono, si hanno le diverse personalità, i gusti e le tendenze. In materia tutte e tre le energie sono necessarie, ma per evolvere è necessaria una percentuale sattvica maggiore.

Sattva è tutto ciò che è luce, pulizia, umiltà, empatia, compassione, amore, armonia, benessere, bilanciamento, purezza, saggezza.

Rajas è azione, movimento, creatività, energia, instabilità, desiderio.

Tamas è materialismo, pesantezza, buio, torpore, indolenza, ignoranza.

Aiutare è la possibilità più elevata che l’uomo può permettersi. Quest’aiuto è necessario per permettere all’altro di migliorare; crescendo insieme, si evolve. Il Counselor deve comprendere che ha dei limiti, ossia non possiamo sostituirci all’Onnipotente. Il Counselor non guarisce, è solo uno strumento che permetterà alla persona di migliorare e risolvere i propri disagi. Il Counselor è necessario che prima abbia però risolto i suoi disagi e superato i propri blocchi. Egli deve essere autentico, aperto e accogliente, empatico. L’ascolto è stare con/insieme a una persona, ascoltandola non solo con le orecchie, ma con tutto il nostro essere. Deve essere congruente, nello stesso tempo è importante che non entri nel campo emozionale altrui. Quindi è necessario essere noi stessi pur rispettando determinate regole. Per creare sintonia tra noi e le altre persone è necessario che il Counselor lavori assiduamente su se stesso con un lavoro d’introspezione. Ascoltare il cliente e stare nell’emozione dello stesso è quello che bisogna fare per essere un buon Counselor. Aiutare, significa permettere all’altro di uscire dalla propria confusione mentale, evitando di entrare nella stessa confusione, moltiplicandola. L’attenzione è la prima regola da seguire. Infine ricordarsi che un buon Counselor non interpreta, non giudica e non analizza; lascia al cliente la scoperta della consapevolezza.

I Mahabhuta, i Tri-Guna e i Tri-Dosha.

I cinque grandi elementi, in ordine di manifestazione, sono:

Kham: Etere

Vayu: Aria

Anala: Fuoco

Apah: Acqua

Bhumi: Terra

Essi appartengono alla struttura bio-fisica dell’individuo.

Rappresentano la forma eterica, gassosa, radiante, liquida e solida della materia che costituisce il corpo fisico e il mondo esteriore. Gli elementi sono principi che si applicano a tutto ciò che è materia, ma hanno una loro influenza anche sulla mente perché permettono il manifestarsi di diversi tipi d’idee.

Fra i due estremi rappresentati dalla terra che con la sua densità non permette alcun movimento e l’etere che permette una completa libertà di movimento, ci sono tutti i possibili gradi di densità della materia che producono la gamma completa delle esperienze possibili e la manifestazione di tutte le idee.

I cinque elementi sono i campi di espressione di diverse idee:

L’etere manifesta l’idea dello spazio, della comunicazione e dell’espressione;

L’aria manifesta l’idea del tempo, del cambiamento e fornisce la base per il pensiero;

Il fuoco manifesta l’idea della luce, della percezione e del movimento;

L’acqua manifesta l’idea della vita, della liquidità e del movimento fluente;

La terra manifesta l’idea della forma, della solidità e della stabilità.

Gli elementi sono i mezzi necessari all’espressione dell’Intelligenza Cosmica, dal punto di vista dell’Ayurveda, tutto ciò che appare nella creazione a livello grossolano ha sempre un aspetto sottile che permea tutta la creazione, quindi i cinque elementi non sono solo alla base della forma grossolana delle cose, ma sono anche alla base della loro forma sottile o causale, sono l’idea di sottofondo che va a generare ogni oggetto materiale.

Gli elementi sono presenti in tutti e tre gli aspetti della manifestazione: corpo, mente e anima.

I Tri-Guna, qualità della Prakriti, sono: Sattva (equilibrio, luminosità, pulizia, generosità e compassione), Rajas (movimento, azione, possesso, impulsività, selettività, collera) e Tamas (sporcizia, passività letargia, procrastinazione).

Le emozioni di base sono: Paura (Bhaya), collera-rabbia (Kroda), sorpresa (Vismaya), disgusto (Dvesha), gioia (Ananda), piacere (Sukha), tristezza (Duhkha), vergogna (Trapa) e attaccamento (Abhinivesha).

Le emozioni non si manifestano sul piano della coscienza materiale; sono un’espressione condizionata di uno stato dell’essere che esiste sul piano ontologico, quindi non occorre inibire le emozioni, ma trasformarle. I cinque condizionamenti: avidya, asmita, raga dvesha e abhinivesha, non ci permettono di manifestare la nostra natura di esseri spirituali (SatCitAnanda), perché offuscano l’Atman che ha quindi un errata percezione di Sé. A differenza della psicologia occidentale che non prende in considerazione la natura spirituale dell’essere, quell’indovedica ha molto a cuore l’essere giacché manifestazione di Dio. Quindi un Counselor ha il dovere di prendere in considerazione corpo, mente e spirito, collegate gli uni gli altri in maniera indissolubile. L’umiltà, l’empatia e la compassione sono alla base di un ottimo Counselor che ha come obiettivo quello di aiutare il cliente a trovare la giusta strada. Il Counselor non deve dare per forza consigli e tanto meno giudicare il problema del cliente, ma interviene solo per far emergere la risoluzione che spesso il cliente stesso ben conosce, ma non vede perché offuscata da forti emozioni. Il suo compito è di sviluppare e armonizzare le tensioni interiori.

Paura – Avaro (EGOISTA) – I suoi aspetti critici sono: Controllo, schemi rigidi, manipolazione, ansia, chiusura difesa e autoreferenzialità. Le sue risorse sono: Autocontrollo, senso di responsabilità, cura, attenzione e capacità organizzative.

Rabbia – Ruminante (CONFLITTO) – I suoi aspetti critici sono: Irritabilità, ribellione, conflitto sociale, violenza, aggressività, sdegno e pregiudizio. Le sue risorse sono: Desiderio di giustizia, carica interiore, motivazione, leadership, entusiasmo e tenacia.

Sorpresa/Disgusto – Delirante (ONNIPOTENTE) – I suoi aspetti critici sono: Eccesso di autostima, autonomia, distacco, dissociazione, superbia e difficoltà affettive. Le sue risorse sono: Acutezza d’ingegno, creatività, autosufficienza e indipendenza.

Gioia/Piacere – Sballone (SUPERFICIALE) – I suoi aspetti critici sono: Ricerca esasperata del piacere, edonismo, euforia, improvvisazione, incoerenza, volubilità e disordine. Le sue risorse sono: Capacità relazionale, coinvolgimento emotivo, generosità, musica, poesia e teatro.

Tristezza/Quiete – Apatico (DEMOTIVATO) – I suoi aspetti critici sono: Inattività, demotivazione, oblio, opportunismo, indifferenza disordine emotivo, senso di vuoto, tristezza e fallimento. Le sue risorse sono: Calma, quiete, rilassamento e portatore di pace.

Vergogna – Invisibile (INADEGUATO) – I suoi aspetti critici sono: Disistima, imbarazzo, vergogna, disagio, fuga, gelosia e oppressione. Le sue risorse sono: Sensibilità, empatia, discrezione, pudore, capacità di ascoltare gli altri e umiltà.

Attaccamento – Adesivo (BISOGNOSO DI AFFETTO) – I suoi aspetti critici sono: Possessività, attaccamento, invadenza, affanno, ansia, possesso, protagonismo. Le sue risorse sono: Affetto, premura, fedeltà, capacità relazionale, e mantenimento di compattezza nel gruppo.

Settimo Chakra: Sahasrara, della Corona, Centro del Vortice, Loto dai 1000 petali.  Si riferisce alla coscienza come consapevolezza pura. Pensiero, identità universale, orientata verso autocoscienza. Quiete.

Sesto Chakra: Ajna, Terzo Occhio, centro del Comando, delle Sopracciglia, della Conoscenza, della Saggezza Interiore; Esso apre le porte alle nostre facoltà psichiche e alla “comprensione”. Visualizzazione. Vista Psichica. Rabbia.

Quinto Chakra: Vishuddha, del Collo, della Gola o Centro di Comunicazione; Suono, identità creativa, orientata verso l’auto-espressione. Vergogna.

Quarto Chakra: Anahata, Centro del Cuore; è quello centrale del sistema. È collegato con l’amore ed è l’integratore degli opposti nella psiche: un quarto Chakra sano ci permette di amare profondamente, di sperimentare la pietà e un senso profondo di pace. Attaccamento.

Terzo Chakra: Manipura, del Plesso Solare, dell’Ombelico, della Milza, dello Stomaco e del Fegato Regola la nostra alimentazione, la volontà e autonomia personali, così come il nostro metabolismo. Distacco.

Secondo Chakra: Svadhistana, Sacrale o Centro della Croce; situato nell’addome, un po’ in basso dietro gli organi sessuali, è collegato con l’acqua, come elemento, alle emozioni ed alla sessualità. Desiderio.

Primo Chakra: Muladhara, della Base, Centro della Radice o Centro del Coccige; Situato alla base della spina, questo Chakra forma il nostro fondamento. Rappresenta la terra come elemento e quindi è collegato con i nostri istinti di sopravvivenza e al nostro senso di realtà. Paura.

Spesso si dice ai nevrotici e agli arrabbiati: “Ma fatti una doccia fredda!” Questo perché una delle tecniche principali è quella di bagnarsi la testa con l’acqua fredda dove abbiamo la fontanella. Si può svolgere in molti modi, facendo proprio la doccia fredda alla nostra testa.

“Centrare ogni godimento nel cuore: sentire che la causa di quel godimento si trova lì, nelle proprie reazioni, e poi innalzare consapevolmente quell’energia lungo la spina dorsale, dal cuore al cervello.”

Paramahansa Yogananda

“La via della saggezza è non essere identificati con nulla al di fuori del Sé.”

Paramahansa Yogananda